Apertura del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste a Torre Pellice

«Dio è reale e vicino»
di Marta D'Auria e Sara Tourn.


20 agosto 2017


Il tema della conversione al centro della predicazione del pastore Fulvio Ferrario durante il culto solenne dell’annuale Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si è aperto a Torre Pellice
Nel cinquecentenario dell’avvio della Riforma protestante, sono stati in cinque (Stanislao Calati, Noemi Falla, Stefano Giannatempo, Ilenya Goss, Francesco Marfè) ad essere consacrati al ministero pastorale durante il culto solenne di apertura del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi tenutosi a Torre Pellice domenica 20 agosto. Cinque, un numero che suggestivamente richiama i secoli del movimento riformatore che ha cambiato l’Europa, un evento storico rilevante con il quale le chiese evangeliche continuano a misurarsi ancora oggi, lasciandosi interrogare dalle sfide della modernità. Una chiesa alla ricerca incessante del modo di tenersi ancorata alle proprie radici rimanendo fedele al compito che le è stato rivolto: predicare la Parola di Dio annunciando la realtà del Suo Regno.

È stato questo il cuore della predicazione del pastore Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia (Roma), incentrata sul versetto 15 del cap. 1 del vangelo di Marco: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: ravvedetevi e credete al vangelo». Citando la prima delle famose 95 tesi di Lutero («Il nostro Signore e maestro Gesù Cristo, dicendo: “fate penitenza”, voleva che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza»), Ferrario ha specificato che «fare penitenza» nella Bibbia non indica i digiuni e le veglie, ma va tradotto: «convertitevi!», un appello a cambiare rotta e orientamento.

Nel testo di Marco, Gesù invita i suoi discepoli a cambiare strada per andare verso una nuova realtà: il «Regno di Dio» che incontriamo nella storia e nella persona di Gesù Cristo, quale parola liberante di un Dio vicino e presente: «persone disperate ricevono speranza; donne e uomini oppressi dalla colpa riprendono il cammino della vita; ammalati vengono guariti; affamati condividono il poco che hanno e in tal modo scoprono un’abbondanza insospettata». Raccontare «la realtà concretissima di Dio nella storia e nelle storie di Gesù» è stato il compito della Riforma protestante nel corso dei secoli.

Alle obiezioni secondo cui la società secolare e pluralista non capisce il linguaggio che parla di Dio e di salvezza, Ferrario ha risposto senza giri di parole: «Non è la società che non capisce, siamo noi che non ci crediamo. Siamo noi che amiamo parlare di Dio come di una metafora, una suggestione, una motivazione, un’immagine, tutto tranne che una realtà, la realtà. Convertiamoci! Perché una chiesa che vuole essere tale racconta le storie di Gesù come la realtà più reale possibile, quella che cambia la vita».

L’appello finale rivolto a tutti e tutte è stato: «Convertitevi, convertiamoci. Ogni volta che una voce malvagia, dentro o fuori di noi, dice che la Parola sono solo parole e che Dio è solo un pensiero; che lo puoi chiamare come ti pare, tanto non ti risponde; ogni volta che questa voce ci dice che Dio è astratto, mentre concreto sarebbe quello che facciamo noi; ogni volta che udiamo questo, convertiamoci, invertiamo la direzione. In Gesù, Dio è reale e vicino. Questo lo sa e può dirlo solo la chiesa, la comunità dell’evangelo; lo sa soltanto se lo vive; e se lo vive lo annuncia con potenza. Per questo la chiesa esiste e per questo siamo qui».

Durante il culto sono stati presentati i pastori Dieter Kampen, proveniente dalla Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi), e Dominique Danso, inviato dalla Comunità di chiese in missione (Cevaa), che presteranno servizio rispettivamente presso la chiesa elvetica valdese e metodista di Trieste e presso le chiese del II Distretto.

Presenti i rappresentanti di diverse chiese evangeliche italiane ed estere, tra cui la neopresidente della Chiesa protestante unita di Francia, pastora Emmanuelle Seyboldt. Ha partecipato anche il nuovo vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, accompagnato dal suo predecessore mons. Pier Giorgio Debernardi.

Tra i vari saluti giunti al Sinodo – letti dal moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini in apertura dei lavori sinodali presso la Casa valdese – quelli di Papa Francesco, del pastore Olav Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), del pastore Carmine Napolitano, presidente della Federazione delle chiese pentecostali (Fcp), e del segretario generale dell’Esercito della Salvezza, maggiore David Cavanagh.

Da domani mattina entreranno nel vivo i lavori, guidati dalla presidenza affidata a Peter Ciaccio, pastore della chiesa valdese di Palermo. I 180 membri con voce deliberativa dell’assemblea sinodale – pastori/e e «laici» eletti dalle chiese locali – affronteranno diverse tematiche tra cui: Cinquecentenario della Riforma, migrazioni, accoglienza, ecumenismo, famiglie, fine vita, diaconia e finanze.

Il Sinodo, massimo organo decisionale dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi, proseguirà fino a venerdì 25 agosto, chiudendosi con l’elezione degli organi esecutivi a cui seguirà un culto di Santa Cena.

 

Un invito a conoscerci da vicino: una sezione che sinteticamente definisce il modo di intendere il cristianesimo da parte dei protestanti e dei valdesi in particolare, per comprendere i punti d’incontro così come quelli distintivi della nostra confessione rispetto alla dottrina cattolica. 

Per i valdesi al centro della fede cristiana vi è la lettura e il confronto con la Sacra Scrittura, ecco perché la predicazione è un momento molto importante del nostro culto.

Una linea diretta con la NEV, l’agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che dal 1971 si occupa di promuovere l’informazione sul protestantesimo.